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Ambiente e sviluppo: il loop da old bexley a jubilee park

Faccio merenda sulle tombe della chiesa di santa Maria dal tetto ottagonale. Poi, guida alla mano, attraverso Old Bexley, un paese infarcito di pub, uno per vicolo, e nessuna farmacia. Dopo la stazione, attraverso un campo da pascolo, un campo di patate, un campo da crickett e mi ricongiungo al torrente Cray. Quella che prima era una fogna a cielo aperto, infestata da ratti e colorata dai rifiuti, oltre Old Bexley si trasforma in un arcadico fiumiciattolo, che fa da spina dorsale al parco di Sidcup.

La periferia del mondo è ormai alle mie spalle. Davanti, il ponte dei cinque archi e i tentativi della suburbia londinese di salvare un po' di verde, per far sgambare uomini e cani. Gabbiani, colombe, cigni, martin pescatori, pappagalli. Chissà se i pappagalli sono emigrati sull'onda del nino che sta riscaldando londra e se sono stati liberati dagli ecoterroristi del fronte per la liberazione degli uccelli da gabbietta. La dura lotta per la conservazione dell'ambiente è senza speranza. Tu salvi il boschetto sotto casa, e poi l'inverno non arriva, i pennuti tropicali ti sloggiano i canarini indigeni e i granchi dagli occhi a mandorla fanno pulizia etnica dei molluschi autoctoni.

Anche il parco di Foots Cray finisce, inzia un modernissimo e cementificato quartiere dormitorio, che costeggia una collina. E in cima alla collina si ammira la valle del Cray. Un ospedale, una superstrada e una riserva naturale. Non sembra nemmeno più di essere in mezzo a londra: bosco, prati, non si sente nemmeno più traffico. Al centro del bosco, rimangono i resti della Manor House: un camino e delle scale a chiocciola che finiscono in aria. Sono nello Scadbury Park.

Dopo un'oretta di cammino, ormai si sta facendo buio, ecco la lapide a William Willett, un attivista che, ai primi del secolo scorso, si era messo a comprare i commons per salvarli dalle speculazioni edilizie. Sarebbe la giusta meta di un percorso fatto di esperimenti di salvaguardia del verde dallo sviluppo industriale che aveva massacrato la londra della tratta mattutina.

Ma sviluppo e ambiente sono davvero in insanabile contraddizione? Wangari Maathai, premio nobel kenyota, ha dedicato una vita per dimostrare come la conservazione dell'ambiente sia necessaria per la sopravvivenza di popolazioni e culture non moderne, nè moderniste. per noi, che siamo ormai postmoderni, l'alternativa è forse la decrescita? Oppure una rivoluzione tecnologica, l'idrogeno di Rifkin o la macchina a metano, potrebbero generare una nuova ondata di investimenti, una distruzione creativa, che rilancerebbe l'economia e salverebbe la terra. Oppure la dialettica dello sviluppo è fatta di catene di montaggio e ciminiere? Il modello cinese. E la battaglia dei William Willet è una battaglia persa in partenza, è una battaglia per le riserve indiane e per quelle dei sevaggi del nostro brave new world?

Guardiani del liminare del bosco sono due prostituti, due fauni moderni gentili e gentilmente minacciosi allo stesso tempo. Oltre il bosco, due ponti sulle ferrovie e il parco di Jubilee.

Pubblicato il 14/2/2007 alle 0.26 nella rubrica london calling.

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