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the fly

Little Fly,
Thy summer's play
My thoughtless hand
Has brushed away.

Am not I
A fly like thee?
Or art not thou
A man like me?

For I dance
And drink and sing,
Till some blind hand
Shall brush my wing.

If thought is life
And strength and breath,
And the want
Of thought is death,

Then am I
A happy fly,
If I live
Or if I die.

william blake

<

"La sinistra, e in particolare quella
massimalista,
propone di rendere
uguali il figlio del professionista
e il figlio dell'operaio"
(Berlusconi, 3 Aprile 2006)


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POLITICA
30 aprile 2007
E' tornato Mobutu
Finisce così, nel silenzio della stampa internazionale, la giovane e farsesca democrazia congolese. A sorpresa, è tornato Mobutu.

Io, alla fine, avevo scommesso su una tregua, su un ondeggiante equilibrio strategico, su una guerra fredda centrafricana. Beh, mi sbagliavo di grosso. La guerra civile non è riscoppiata, dopo le elezioni. Nemmeno la grande guerra centraficana è ripartita, tra nazioni avide di risorse naturali. Solo le economie di guerra solo resistenti, e così l'est congolese rimane instabile, lacerato da una sorta di guerra tra bande, più o meno eterodirette. Ma questo lo sapevamo già.

La sorpresona è che Kabila il giovane si è preso tutto. Non ha chiuso compromessi, nè diviso la torta. Ha fatto colpo grosso e si è preso tutto.

Al momento di distribuire le poltrone non ha lasciato una sola poltrona all'opposizione del suo avversario, Bemba. Poi, al confronto militare, il suo avversario si è rivelato soffice come il burro. A quel punto, Joseph Kabila ha affondato il colpo finale, sfruttando, da bravo dittatore, istituzioni democratiche e diritti umani. E Bemba se ne va in Portogallo, passanto per l'ambasciata sudafricana. A Kabila non resta che incassare la vittoria ed allargare il circolo dei proprio clienti.

E' tornato Mobutu. E' un Mobutu moderno, senza fez di leopardo e occhialoni rettangolari; non gioca alla guerra fredda, ma è altrettanto bravo a girare le capitali del mondo per fare colletta di credibilità internazionale e appoggi militari; i suoi nemici non li fa fucilare dalla cia, ma li fa processare per crimini contro l'umanità; non è un sergente golpista, ma, sta di fatto, che ora il signore del Congo, grazie ad astuzia e spietatezza machiavelliche, è lui.

E' tornato Mobutu, a ricordarmi che la democrazia non è una regola formale per prendere decisioni; di quanto, ancora, mi sia difficile capire l'Africa; e che forse è ora di abbandonare un fardello che finora hanno portato solo gli uomini neri.


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permalink | inviato da kamau il 30/4/2007 alle 20:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
VIAGGI
22 aprile 2007
La terra, la guerra, una questione privata: il loop da hamsey green a ewell west
La terra
Si parte da un prato e da un albero solitario. Sono in cima ad una cava di gesso, ma io non lo so ancora. Devo scendere prima ai suoi lati e poi girarmi, sul ponte sopra la ferrovia. Ecco, lì c'è quel gesso su cui è stato costruito il Surrey, lo stesso gesso delle scogliere che danno le vertigini tra Eastbourne e Brighton e su cui oggi pesterò gli scarponi per tutte le miglia che seguono.

La guerra
Si risale dall'altra parte, oltre la cava e oltre l'antica strada bianca su cui correvano carrozze e cavalli verso il mare. Nascosta da una cortina di faggi e conifere, la grande spianata dell'aereoporto di Kenley. E' l'ultima pista rimasta, tra quelle della seconda guerra mondiale. Da qui partivano gli spitfires della battaglia d'Inghilterra. Ora i bambini imparano ad andare in bicicletta.

Una questione privata
Oltre Coulsdon si scende dolcemente verso Happy Valley e Farthing Downs. E' spuntato il sole, proprio nel punto più a sud del loop e il panorama idillico si guadagna il wallpaper del mio cellulare. Non resisto nemmeno alla tentazione di sedermi sulla panchina in cima alla valle e dare, maccheronicamente, una testimonianza della mia presenza con una pietra di gesso.

Mi sono appena lanciato nella foresta che mi arriva una telefonata. Dal mio posto di lavoro. No, ti prego, non dirmi che mi sono confuso con i turni e ora dovrei essere là! Siccome durante la mia prima settimana di lavoro mi sono sbagliato una volta, con una rabbiosa telefonata del mio capo a tirarmi giù dal letto, ora vivo nel panico di non essere al posto giusto al momento giusto. Per fortuna erano problemi di tutt'altra sorta. Io comunque mi perdo, mi spunta l'ennesimo capello bianco e a fatica riacquisto la tranquillità del viandante.

La terra dei Derby
Dopo un lungo tratto suburbano e l'immancabile campo da golf, capito in un giardino botanico, proprio nelle terre che furono della famiglia Derby, proprio quella delle corse dei cavalli (e apparantemente pure delle stracittadine, anche se non ho ben capito il collegamento).

La dura guerra al crimine e alle cause del crimine
Vicino ci hanno pure costruito una Prigione di Sua Maestà, e il sentiero che costeggia il muro di cinta (battuto dai cavalli, evidentemente per rendere impossibile una fuga a piedi dei galeotti) lo hanno chiamato appropriatamente, e con un certo gusto sadico,  freedown lane. Dopo c'è un ennesimo, enorme campo da golf. Mentre medito propositi criminosi di impronta totalitaria contro  questi pericolo pseudo-sportivi, dimostrazione definitiva della malvagità e decadenza borghese, sbuco a Banstead, dove la tappa sarebbe pure finita. Però alla stazione ci passa un treno ogni ora e io dovrei aspettare per 59 minuti, decido di proseguire lungo la tappa successiva.

Questioni private di oggi e di tanti anni fa
Arrivando a Ewell East con mio sommo terrore, che sto passando proprio dietro al mio posto di lavoro (e quindi che se proprio avessi cannato turno, al lavoro ci sarei pure potuto andare a piedi) e proseguo il più in fretta possibile fino al Nonsuch Park. La cosa interessante di questo parco è che al suo posto 500 anni fa ci stava un villaggio, che quello scismatico lussurioso di Enrico VIII ha fatto demolire (chiesa inclusa) per costruirsici un palazzo. Come giustizia vuole, Enrico morì obeso, di gotta e sifilide prima di vedere terminato il palazzo, di cui ora comunque rimane solo qualche rovina, su cui il mitico Bansky a voluto graffittare un degno epigramma.

Oltre c'è Ewell West, con la cella al fresco per chi si ciuccava la notte e un arco bianco, dove prendo il mio autobus.

POLITICA
13 aprile 2007
La Destra in ritirata: la Caporetto di neoconservatorismo e neoliberismo
La destra è in ritirata. da noi hanno ormai appaltato la leadership al vaticano. pure i loro bloggers hanno perso la tracotanza del quinquennio berlusconiano. in medio oriente sono in ritirata. la politica estera neoconservatrice è in completa bancarotta. al punto che francis fukuyama gioca allo gnorri e dice che lo avevano capito male: la liberaldemocrazia è sicuramente il sistema politico definitivo, ma non va certo esportata a punta di baionetta. ora che, dopo sei anni di guerre e dopo molte migliaia di morti, se n'è accorto pure lui, all'appello manca solo uno, quello che siede alla casa bianca.

alla caporetto in affari esteri, si aggiunge quella in fatti economici. il pentito si chiama brad delong e sgancia una confessione che non lascerebbe scampo nemmeno ai garbugli del giudice carnevale: ventanni di neoliberismo hanno prodotto all'interno delle economie nazionali più disuguaglianza, ma non maggior benessere: una guerra di classe di successo. il coccodrillo alla globalizzazione lo scrive robert wade, della london school: se i paesi poveri non sono cresciuti, quelli ricchi sono cresciuti sempre meno. è da cinque decenni che il tasso di crescita occidentale cala, dal 1960 in giù. le eccezioni a questa triste realtà le elenca pranab bardhan, da yale: a funzionare sono proprio le economie dei paesi che se ne sono sbattuti delle ricette fast food fritte a washington, e sono partiti, guarda un po', da condizioni di relativa uguaglianza.

mentre die zeit si chiede come mai, proprio dopo il default da tango bonds, tutti vogliano investire in argentina, in barba alla credibilità tanto cara al monetarismo trombone, jaghjit plahe spiega come, tra termini di scambio calanti, strettoie in mezzo alle catene produttive e ricchi contadini sussidiati, il libero commercio non garantisca affatto la sicurezza alimentare. dani rodrik, infine, si chiede come mai i paesi che hanno liberalizzato i movimenti di capitali non ne vogliono sapere di crescere. Insomma, teoria economica ortodossa in fatto di crescita, commercio, politica industriale e finanziaria non va d'accordo con la realtà.

Attendiamo fiduciosi che pure la nostra sinistra in salsa rosa ne prenda atto e restituisca ad un lungo, umile, religioso silenzio la premiata ditta alesina&co.




permalink | inviato da il 13/4/2007 alle 0:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (58) | Versione per la stampa
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