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the fly

Little Fly,
Thy summer's play
My thoughtless hand
Has brushed away.

Am not I
A fly like thee?
Or art not thou
A man like me?

For I dance
And drink and sing,
Till some blind hand
Shall brush my wing.

If thought is life
And strength and breath,
And the want
Of thought is death,

Then am I
A happy fly,
If I live
Or if I die.

william blake

<

"La sinistra, e in particolare quella
massimalista,
propone di rendere
uguali il figlio del professionista
e il figlio dell'operaio"
(Berlusconi, 3 Aprile 2006)


BlogGoverno 
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POLITICA
22 febbraio 2007
trasformismi in via di sviluppo
siamo l'unico paese del mondo civile ad avere dei parlamentari trasformisti. siamo anche l'unico paese del mondo intero in cui i trasformisti passano dal governo all'opposizione.




permalink | inviato da il 22/2/2007 alle 19:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
POLITICA
21 febbraio 2007
Voglio un governo cattivo.
Cari compagni, ci siamo impanicati a sufficienza. Fumiamoci l'ultima cicca e tiriamo fuori le palle. per una buona volta. in fin dei conti la politica non è altro che una forma addomesticata di guerra. il governo è caduto, prodi va al senato per chiedere la fiducia. magari un paio di lezioni le abbiamo pure imparate.

1. i compagni turigliatto e rossi l'hanno fatta grossa, magari non se ne erano nemmeno resi conti. proprio come due bambini. certo, però, che il clima da "opposizione al governo" ha aiutato e molto nell'errore di prospettiva dei due senatori bamboccioni. ora, magari, è il caso di serrare i ranghi, stringere i denti, mettere da parte lo spirito pasionario e antagonista e discutere di quello che si deve in privato.

2. qualcuno l'ha notato subito. le equazioni sono: kossiga=amerika; pininfarina=confindustria; andreotti=vaticano. i senatori che avevano permesso la nascita del governo, ne decretano pure la fine e fin troppo facile leggerne il ruolo di rappresentanza di tre poteri forti che con il governo sono venuti ai ferri corti. la politica è conflitto e smuovere l'italia paralizzata di conflitto ce n'è molto bisogno. ora, magari, è il caso di rendersi conto che gli interessi avversari non fanno sconti nè accettano regali (tipo la privatizzazione delle ferrovie). reagiamo, cerchiamo alleati e disaggreghiamoli. ogni ipotesi neocentrista sarebbe una resa su tutti i fronti, un ridicolo calare le braghe. facciamogliela vedere, piuttosto.

3. il dalema è recidivo. il primo errore è scommettersi la testa (che tanto poi la si perde). il secondo errore è dimettersi sul serio. i democristiani seri avevano la faccia come il culo e non si dimettevano mai. questa è una lezione da mandare a memoria, perchè si combatte fino alla fine. i favori agli avversari sono vezzoserie per radical chic. il terzo errore sarebbe quello di accettare la mela avvelenata di una poltrona da presidente del consiglio. non ci voglio nemmeno pensare: sarebbe la fine del partito democratico e la rifondazione della dc.

avanti a tutto gas con le leggi sul conflitto d'interessi e le telecomunicazioni che diventano prioritarie, mentre i dico possono pure partire dalla camera. avanti pure con le liberalizzazioni e l'apertura ai capitali stranieri, ma niente privatizzazioni, che montezemolo rimanga a bocca asciutta e il pepe nel culo. ormai vicenza è andata. in cambio si sloggi la sardegna e sinceramente nemmeno sull'afghanistan, a questo punto andrei tanto per il sottile.

quindi avanti, con un governo coeso, stronzo, vendicativo e pure di minoranza. 



permalink | inviato da il 21/2/2007 alle 23:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (36) | Versione per la stampa
DIARI
14 febbraio 2007
Ambiente e sviluppo: il loop da old bexley a jubilee park
Faccio merenda sulle tombe della chiesa di santa Maria dal tetto ottagonale. Poi, guida alla mano, attraverso Old Bexley, un paese infarcito di pub, uno per vicolo, e nessuna farmacia. Dopo la stazione, attraverso un campo da pascolo, un campo di patate, un campo da crickett e mi ricongiungo al torrente Cray. Quella che prima era una fogna a cielo aperto, infestata da ratti e colorata dai rifiuti, oltre Old Bexley si trasforma in un arcadico fiumiciattolo, che fa da spina dorsale al parco di Sidcup.

La periferia del mondo è ormai alle mie spalle. Davanti, il ponte dei cinque archi e i tentativi della suburbia londinese di salvare un po' di verde, per far sgambare uomini e cani. Gabbiani, colombe, cigni, martin pescatori, pappagalli. Chissà se i pappagalli sono emigrati sull'onda del nino che sta riscaldando londra e se sono stati liberati dagli ecoterroristi del fronte per la liberazione degli uccelli da gabbietta. La dura lotta per la conservazione dell'ambiente è senza speranza. Tu salvi il boschetto sotto casa, e poi l'inverno non arriva, i pennuti tropicali ti sloggiano i canarini indigeni e i granchi dagli occhi a mandorla fanno pulizia etnica dei molluschi autoctoni.

Anche il parco di Foots Cray finisce, inzia un modernissimo e cementificato quartiere dormitorio, che costeggia una collina. E in cima alla collina si ammira la valle del Cray. Un ospedale, una superstrada e una riserva naturale. Non sembra nemmeno più di essere in mezzo a londra: bosco, prati, non si sente nemmeno più traffico. Al centro del bosco, rimangono i resti della Manor House: un camino e delle scale a chiocciola che finiscono in aria. Sono nello Scadbury Park.

Dopo un'oretta di cammino, ormai si sta facendo buio, ecco la lapide a William Willett, un attivista che, ai primi del secolo scorso, si era messo a comprare i commons per salvarli dalle speculazioni edilizie. Sarebbe la giusta meta di un percorso fatto di esperimenti di salvaguardia del verde dallo sviluppo industriale che aveva massacrato la londra della tratta mattutina.

Ma sviluppo e ambiente sono davvero in insanabile contraddizione? Wangari Maathai, premio nobel kenyota, ha dedicato una vita per dimostrare come la conservazione dell'ambiente sia necessaria per la sopravvivenza di popolazioni e culture non moderne, nè moderniste. per noi, che siamo ormai postmoderni, l'alternativa è forse la decrescita? Oppure una rivoluzione tecnologica, l'idrogeno di Rifkin o la macchina a metano, potrebbero generare una nuova ondata di investimenti, una distruzione creativa, che rilancerebbe l'economia e salverebbe la terra. Oppure la dialettica dello sviluppo è fatta di catene di montaggio e ciminiere? Il modello cinese. E la battaglia dei William Willet è una battaglia persa in partenza, è una battaglia per le riserve indiane e per quelle dei sevaggi del nostro brave new world?

Guardiani del liminare del bosco sono due prostituti, due fauni moderni gentili e gentilmente minacciosi allo stesso tempo. Oltre il bosco, due ponti sulle ferrovie e il parco di Jubilee.




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POLITICA
8 febbraio 2007
Gomorra: Napoli come Mogadiscio
Qualche post più sotto avevo scritto che Napoli funziona. Avevo anche descritto Napoli come una società statica, clientelare, patriarcale, premoderna, precapitalistica. Naturalmente, mi sbagliavo. Quella è solo il guscio. Dentro è tutto diverso. Il guscio lo rompe Saviano e ci mostra la polpa con un libro che non si può mai consigliare abbastanza.

Dentro non è che l'altra faccia del capitalismo. Anzi, è il capitalismo allo stato più puro, quello ancora non domato dai legacci dell'autorità pubblica, quello turbo, selvaggio e globale che sa tanto di neoliberismo. Il profitto fa premio su tutto, sulla vita e sulla morte, sulla punta dei kalashnikov. La notizia più angosciante è che non esiste il capitalismo pulito senza quello spietato. Illuminata dal sole, l'economia legale non può che proiettare un'economia ombra. Sembra una valvola di sfogo, senza la quale tutto il sistema esploderebbe. Sfruttamento e violenza, sempre a cavallo tra legalità, ingiustizia, guerra e sviluppo, forniscono la flessibilità ad un sistema economico incancrenito dallo stato sociale.

Così Napoli è come Mogadiscio, nel cui deserto vengono sepolti i nostri rifuti; è come Rio, dove la produzione di cocaina ha come indotto l'industria chimica brasliana e quella militare americana; è come Kisangani e Lumumbashi, dove si scava praticamente a mani nude il coltan dei nostri computer e si raccolgono i diamanti che verranno contrabbandati fuori dal Congo per poi essere rivenduti, puliti e innocenti, con marchio ugandese o zambiano. Sono catene di produzioni globali, con molti anelli che vanno nascosti e dimenticati. Il vestito di Angelina Jolie, la collana di Camilla Parker Bowles, il cellulare del Brigante.

Gomorra, la camorra, la guerra: qualche illustre economista liberale vi spiegherà che è colpa della corruzione; qualcuno meno sofisticato magari vi spiegherà che sono neri e terroni; io credevo che fosse la storia del mondo prima della rivoluzione industriale; Saviano ha mostrato che, invece, sono solo la sedia su cui ci sediamo.




permalink | inviato da il 8/2/2007 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
SOCIETA'
3 febbraio 2007
Perchè Kilombo ha bisogno di un'associazione
Pochi di voi se lo saranno chiesti, e ancora meno lo sanno. Ma Kilombo di chi è? Dei kilombisti, che lo costruiscono ogni giorno con i loro metapost, emozioni, polemiche, rabbia, ironia e passione. Vero, ma solo fino ad un certo punto. Kilombo appartiene ad un kilombista solo, che, quando nacque il progetto, si rese disponibile a comprare il dominio ed assumersene i costi e le responsabilità.

Questa situazione non è sostenibile. il "padrone di kilombo" potrebbe decidere, un giorno, decidere di staccare la spina, trasformare il nostro sito in un portale fascista, mettere la pubblicità. Il "padrone di kilombo" potrebbe decidere che non crede più nel progetto, che ha altre cose da fare, che non vale la pena buttare via denari in nel metablog delle sinistre, che non gli va l'idea di rischiare una denuncia proprio mentre è in vacanza con moglie e figli. kilombo c'è una concentrazione di potere nelle mani di uno solo che vale un buco nero.

Bisogna assolutamente andare oltre. Bisogna che i kilombisti che lo desiderano condividano costi e responsabilità connessi alla proprietà del dominio. E Kilombo, per crescere, non può rimanere dipendente da relazioni fiduciarie e personalistiche. Ne abbiamo discusso a lungo, in modo trasparente, con tutti i kilombisti che hanno voluto partecipare, nel forum sui finanziamenti di Kilombo prima, in quello sull'associazione dopo. Ne è emersa una soluzione condivisa e unitaria che ora la redazione ha deciso di sottoporre al voto del collettivo.

Tra una settimana saremo tutti chiamati a votare per la creazione di un'associazione che sostituisca jaco nella proprietà di Kilombo. nella proposta sotto esame sono state inserite delle clausole per garantire che Kilombo continui ad essere lo spazio di confronto e democrazia che è sempre stato, ispirato alla propria Carta e senza derive partitiche o commerciali. Allo stesso modo, la costituenda associazione dovrà essere ispirata agli stessi principi di Kilombo, aperta a tutti quelli che ne vorranno fare parte, democratica e trasparente.

Qui uno spazio sul forum per chi volesse approfondire ulteriormente. Dopo di chè non ci resta che votare, e votare sì.

Ecco la proposta:

L'associazione sarà creata secondo i seguenti intendimenti:

- che per Statuto sia senza scopo di lucro, e che assuma la proprietà del dominio "www.kilombo.org" con tutti gli oneri, economici e legali, che ne conseguono;

- il cui Statuto faccia esplicito riferimento ai valori della carta di Kilombo e specifichi che l'associazione non dovrà in alcun modo:
1. interferire con le scelte editoriali della redazione e le decisioni del collettivo (con il limite della responsabilità giuridico/penale del provider),
2. usare la proprietà del dominio di Kilombo per fini commerciali,
3. usare la proprietà del dominio di Kilombo per fini elettorali,
4. usare la proprietà del dominio di Kilombo per ogni altro fine che non sia compatibile con la carta di Kilombo;

- il cui Statuto faciliti la più ampia e democratica partecipazione possibile di tutti i kilombisti, prevedendo, per esempio, voto per delega o assemblee deliberative online, in compatibilità con la normativa vigente italiana;

- sia aperta alle espressioni della cultura contemporanea in tutte le sue forme, promuova il sito www.kilombo.org e ogni attività riguardante il dialogo tra tutte le anime della sinistra, via web e non solo, e la democrazia virtuale.




permalink | inviato da il 3/2/2007 alle 23:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
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