
VIAGGI
25 maggio 2007
Acque contro: il loop da Ewell a Donkey Wood
Da Ewell su fino Kingston, e poi Donkey Wood e Moor Park, che è già profondo nord, camminerò accompagnato dalle acquae.
Ad Ewell sono acque leggere, ombreggianti, si passa sotto un ponte su un camminamento di legno e gli alberi ti isolano dl traffico che corre a destra e sinistra. Ma poi diventano acque contro. Contro i viandanti, i bracconieri, i libertini, gli amanti dei picnic, gli operai di polvere da sparo, la natura, gli animali, i fotografi e i nazionalisti risorgimentali.
Sono acque gotiche, proprio quelle dove galleggiava pallida e annegata Ofelia. Ospitano cormorani (timidi, troppo timidi alla fotocamera), gallinelle e palloni da calcio e costeggiano pure un autodromo, su cui magari il giovane Hamilton ha impresso le sue prime sgommate. Poi vengono depurate, tra il ponte di pietra e Kingston. Io, ingenuo, pensavo che Kingston si chiamasse così per via di una qualche numerosa, fumosa e rilessata comunita jamaicana. Invece si chiama così perchè ospita, come etimologia comanda, la pietra su cui vennero incoronati ben sette re, dal 900 in poi. Non ci sono jamaicani, ma c'è un pirata, una statua dorata della regina Vittoria e un ponte sul Tamigi. Da qui il nome completo Kingston Upon Thames. E visto che di toponomastica si parla, scopro pure che Ewell non si pronuncia i-uéll, ma iù-ell.
Era febbraio che sono partito dal Tamigi largo, periferico e post industriale. Dopo tanti kilometri e sei tappe lo ritrovo, dalla parte opposta di Londra, sembra buono per un panino al salame, ma legioni di moscerini mi costringono a proseguire il cammino.
Oltre il Tamigi c'è Bushy Park: era una riserva di caccia per re, di quelle per i cui cervi Geordie finì appeso alla forca. I cervi ci sono ancora, sparisce, però, tra laghetti e ruscelli, fiori e radure, la segnaletica del loop. La cosa mi irrita parecchio. Sarà che sono costretto a girare con la guida sempre in mano, sarà che è il senso dell'importanza della segnaletica per i viandanti la devo avere eredità geneticamente. Se c'è una storia che in famiglia si tramanda è quella del (pro)zio, prete, montanaro e nazionalista risorgimentale, che girava per le montagne del Trentino armato di vernice verde e pennello per "completare" la demarcazione bianco rossa dei sentieri. Finì (giustamente) in un campo di concentramento austrungarico, a cantersela con Silvio Pellico, per aver scritto insulti all'imperatore su dei gusci d'uova sode, mentre suo fratello (e mio bisnonno) faceva il suo dovere tra le fila degli Alpenjaeger.
Alla fine riesco ad uscire pure da Bushy Park, non senza qualche difficoltà, costeggiando prima il Longford e raggiungendo le sponde del Crane. Se qualche miglio più indietro impiccavano i bracconieri, qui si richieva di saltare in aria. Lungo il Crane, infatti, c'erano alcune fabbriche di polvere da sparo. Una è rimasta in piedi, qualcun'altra meno fortunata non ce l'ha fatta.
Oggi questa parte del Loop è sicuramente meno cruenta. In compenso il Crane si trasforma ad ogni passo in una fogna, i camminamenti di legno si fanno instabili e perfidi, gli aerei di Heathrow rombano, uno ogni minuto. Si finisce con un carrello della spesa a fare il bagno, a pochi passi dall'aereoporto.
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| inviato da
kamau il 25/5/2007 alle 17:53 | |