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the fly

Little Fly,
Thy summer's play
My thoughtless hand
Has brushed away.

Am not I
A fly like thee?
Or art not thou
A man like me?

For I dance
And drink and sing,
Till some blind hand
Shall brush my wing.

If thought is life
And strength and breath,
And the want
Of thought is death,

Then am I
A happy fly,
If I live
Or if I die.

william blake

<

"La sinistra, e in particolare quella
massimalista,
propone di rendere
uguali il figlio del professionista
e il figlio dell'operaio"
(Berlusconi, 3 Aprile 2006)


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POLITICA
24 luglio 2007
Veltroni: un candidato a fuoco lento
Il mio barattolo di nutella è finito e con esso la mia sbornia veltroniana. E' il candidato principe da poche settimane, ma già si capisce con che fuoco verrà cucinato.

Pierluigi Cuordiconiglio, probabilmente il ministro più sopravvalutato nella storia repubblicana, dichiara che non si candida, ma non si rassegna nemmeno a fare il "feudatario".  Rutelli con il suo manipolo di "coraggiosi" detta le sue linee programmatiche, ma non ci mette la faccia: basta quella di Veltroni. Che poi il primo suggerisca candidature variabili e il secondo dichiari "un deciso sostegno all'attuale governo", sono dettagli.

Il sindaco di tutti mette tutti d'accordo: vada avanti lui, ci salvi le chiappe e, soprattutto, il nostro modo di fare politica: le dichiarazioni al vento; il titolone sul giornale, ma va bene pure il titolino; il perenne smarcarsi dal collega di partito; la dura lotta per la visibilità; un bordello continuo e, soprattutto, una linea politica improvvisata sul momento, non discussa e non votata. E' già, perchè i voti li ha tutti Veltroni.

Quel che è peggio è che Lui ci sta. Si prepara volenteroso a fare la fine di Prodi.

Io, invece, sostengo apertamente la candidatura della Rosy, che è poi quella che mi convinse con in fatti dell'imprescindibile necessità del partito democratico, che è una che parla chiaro ed è della mia stessa scuola.





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permalink | inviato da kamau il 24/7/2007 alle 0:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa
POLITICA
29 giugno 2007
L'imperatore è nudo: l'Independent attacca Veltroni
L'Independent, l'unico quotidiano inglese che vale la pena leggere, spara a zero su Veltroni sindaco. Tutta fuffa, secondo il giornale. E i romani che ne pensano?

Ecco la requisitoria:

Dietro la cortina fumogena di stelline, notti bianche e buonismi, la sostanza della Roma veltroniana sono le strada peggiori d'Europa, usate dalla Honda per testare gli ammortizzatori; è Trastevere ridotto dalla Dolce Vita ad una squallida Casbah di ambulanti e ristoranti di quarta categoria; è Campo dei Fiori trasformato in un'arena per turisti ubriachi e selvaggi: via libera ai nuovi barbari, insomma. E poi caro affitti e tanti troppi turisti. E quando è morto il papa, il Sindaco ha addiritura chiuso la città.

Ma il disastro dell'amministrazione Veltroni è coperto da un clima di intimidatorio per chiunque osi criticare il Sindaco. Chi apre bocca paga salato. Solo i tassisti (ingrati!) e Flaminia Borghese hanno il coraggio di rompere la cortina di silenzio. Mentre i registi romani, rigorosamente anonimi, se la prendono perchè al Festival di Roma tutta l'attenzione era per un belloccio come Connery.

Io, per vendicarmi dell'Attacco al Segretario, oggi ho comprato questo.

Ma ancora più importante, vi segnalo questo, grazie a Luigi. Dateci un occhio, Luigi è un amico e se lo dice lui, allora bisogna proprio.

Aggiornamento: Sogniebisogni racconta della lotta alla merda nel suo quartiere. Un post implicitamente a sostegno della versione dell'Indipendent. Ma allora, chi è che ha votato Veltroni?
POLITICA
27 giugno 2007
Blair e Veltroni, una staffetta
Veltroni ha fatto il suo discorso, detta la linea su tutto, dalle pensioni agli affitti, dico, tav e quote rosa. Ma soprattutto parla dei ed ai giovani, invoca un nuovo patto generazionale e fa il doveroso paragone con l'Inghilterra.

Quasi contemporaneamente Tony Blair lascia la poltrona di primo ministro a Gordon Brown. Non si sono fatte primarie, non si è fatto nemmeno un congresso, non si è nemmeno votato, ad essere precisi, tanto il candidato era uno solo.

E' quasi una staffetta virtuale, a distanza, tra epigoni del clintonismo, quella tra Blair e Veltroni.

Blair riportò il Labour alla guida del Regno Unito dopo i 18 anni di dominio liberista di Margaret Tatcher e John Mayor. Vinse tre elezioni di fila, come mai era capitato ai laburisti, ma soprattutto contribuì, in maniera decisiva, a riplasmare l'idea di socialismo, al punto che tutte le esperienze vincenti di socialismo in Europa si richiamano al“New Labour”, il suo progetto riformatore. A questo si ispirò il “Nuovo Centro” di Gerhard Schroeder e la “Nuova Via” di Zapatero. Massimo D'Alema ne fece una delle stelle polari del suo programma di governo.

La formula magica del New Labour fu di appropriarsi di alcuni principi di ispirazione liberalista e conservatrice, e di amalgamarli nel panorama valoriale laburista. L'accento del programma laburista e della successiva azione di governo fu posto sulla libera iniziativa individuale più che sull'assistenzialismo e sulla promozione della crescita economica più che sulla redistribuzione delle risorse, ma anche sulla promozione dei diritti umani, in Gran Bretagna come all'estero: workfare, indipendenza della banca centrale, salario minimo, aumento della spesa sanitaria e scolastica. E poi l'adozione della Legge sui Diritti Umani e il successo del processo di pace nordirlandese.

Peccato per il disastro iracheno. Dovuto a convinzioni e ideali veri, però, e non semplice opportunismo tattico. Il nocciolo della politica estera di Blair è l' “interventismo liberale”: l'idea che la liberaldemocrazia possa essere esportata anche a punta di baionetta e che i diritti umani debbano essere difesi anche a colpi di cannone. Vale la pena di sottolineare come la dottrina dell'interventismo liberale sia stata condivisa, anche se con diversi gradi di convinzione, anche dal ministro degli esteri tedesco, il verde Joschka Fischer e dal presidente del consiglio Massimo D'Alema, che si buttarono nella guerra in Kosovo al motto di “Mai più Auschwitz”, e che lo stesso Veltroni ha, oggi, difeso apertamente.

Gli ultimi giorni di Blair sono finiti con la paranoia del terrorismo, quella che ti porta ad uscire dalla convenzione europea dei diritti dell'uomo, a togliere garanzie processuali ed ad aumentare i poteri della polizia. E anche da questo si deve imparare una lezione: il potere è una malattia degenerativa: mai fare più di due mandati. Se il Partito Democratico sarà aperto e contendibile, magari tra qualche anno ci sarà pure qualche giovane (per davvero) ad avere le palle di risparmiare a Veltroni lo stesso triste finale del premier inglese. Ma a questo ci penseremo dopo.

E' una lezione importante ed ambigua quella del New Labour, come importante ed ambiguo fu il suo programma, di cui Veltroni coglie lo spirito positivo e lo traduce in un dettagliato programma, di partito, ma soprattutto di governo.

Due cose soprattutto accomunano il Partito Democrativo di Veltroni e il Labour di Blair: l'idea di liberare le forze del paese, conciliando lotta al corporativismo e promozione sociale e la voglia di dare una svolta ai rispettivi paesi a partire dalle proprie formazioni politiche.

E c'è da dire che per Blair è stato tutto molto più facile, visto che il lavoro sporco l'aveva già fatto la Tatcher. E noi, invece, abbiamo una destra farsesca e cialtrona. Magari, tra dieci anni, dopo aver salvato la sinistra, ci pensa Walter, a regalarci una destra degna di questo nome.
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