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the fly

Little Fly,
Thy summer's play
My thoughtless hand
Has brushed away.

Am not I
A fly like thee?
Or art not thou
A man like me?

For I dance
And drink and sing,
Till some blind hand
Shall brush my wing.

If thought is life
And strength and breath,
And the want
Of thought is death,

Then am I
A happy fly,
If I live
Or if I die.

william blake

<

"La sinistra, e in particolare quella
massimalista,
propone di rendere
uguali il figlio del professionista
e il figlio dell'operaio"
(Berlusconi, 3 Aprile 2006)


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SOCIETA'
27 luglio 2007
Pensareinprofondo e l'ultimo dei black bloc
Quando Ladytux si dimise dall'incarico di redattrice, i superstiti nella stanza dei bottoni decisero di sostituirla con il primo dei non eletti nella relativa tornata elettorale. Sarà che il figuro in questione era l'orrido The Haunter, sta di fatto che si scatenò un bordello. Un manipolo di black bloc kilombisti (io incluso, ma con moderazione) gridarono all'e-golpe, e-scandalo e-etc.

Tra questi coraggiosi incappucciati c'era anche, e non poteva essere altrimenti, Pensareinprofondo, blogger da sempre molto attivo nella lotta di classe kilombista e che definì la decisione della redazione "moderatamente democratica. Come la vasellina che è moderatamente utile per penetrazioni invasive e dolorose." Ragionevolmente Pensareinprofondo riteneva fosse urgente una veloce consultazione democratica per legittimare una simile decisione, così pregna di significato e gravida di conseguenze.

La redazione, che, come è noto, indossa mutande d'acciaio, non rispose con un'arzigogolata missiva, ma con la dura realtà dei fatti. Alle dimissioni di Spartacus, applicò lo stesso (sbagliatissimo) principio e offrì l'incarico allo stesso Pensareinprofondo, che con il senso di responsabilità che non ci si può non aspettare da un kilombista, decise di mettere da parte le sue obiezioni procedurali e per il bene della comunità accettare l'onore e la fastidiosa incombenza di essere redattore ( di doversi sciroppare le discussioni tra quei noiosoni con tendenze à la Torquemada, che sono gli altri 4). Io, che so cosa vuol dire, non posso che ringraziarlo per lo spirito di sacrificio e la maturità dimostrata.

E se pure questo non bastasse, il suo fulgido esempio di responsabilità ha evidentemente fatto breccia. Questa volta non è stato lanciato l'allarme per la democrazia in pericolo e il parlamento in fiamme. Tutti in silenzio.

Evidentemente sono rimasto solo io. con il sanpietrino in mano, l'ultimo dei black bloc.


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SOCIETA'
12 luglio 2007
E-golpe, e-referendum ed e-cordata
1) Mettiamo subito in chiaro una cosa: non sopporto uno (dico uno) di questi novelli boris eltsin a difesa del parlamento. e i toni melodrammatici con cui hanno dato il via alla polemica conferma puntualmente la giustezza della mia antipatia.

2) Sono però felice che i buzzurroni di kilombo abbiano tanto a cuore quell'esperimento di democrazia virtuale che è kilombo da impuntarsi sulla vicenda del nuovo redattore. e se la gazzarra è stata fatta per qualche contatto in più, ciò non toglio che il tema sia quello giusto e che, con la fantasia che hanno, se ne sarebbero potuti trovare uno squallido e truculento.

3) Visti chi sono i difensori del palazzo d'inverno, rimango veramente di stucco nel constatare che, in punta di diritto, hanno perfettamente ragione: visto che in kilombo la "sovranità" risiede di nome e di fatto nel collettivo e che la redazione è solo un organo esecutivo, con limitati poteri interpretativi, quando si verifica un "vuoto normativo" la decisione la deve prendere il primo e non il secondo.

4) Considerato pure che c'è un refendum in programma tra due settimane e che lo stato italiano paga una lussuosa borsa di ricerca all'estero perchè il Migliore si dedichi a tempo pieno a sedare la e-guerriglia kilombista (che agli hezbollah fa, per l'appunto, un baffo), si potrebbe porre la questione a referendum, come propone supra, lasciando momentaneamente la redazione a 4 (non scordiamoci dello scioperante!) e preparando una bella lenzuolata di quesiti nella nostra migliore tradizione nazionale.

5) Sugli altri quesiti referendari, da buon cattolico adulto, dopo adeguato discernimento, credo che voterò un bel no. le proposte sono:

- un emendamento per dichiararsi contro ad ogni tentativo autoritario. io agli amici castristi provo affetto e non vorrei che si trovassero fuori posto in kilombo. quindi no.

- si propone una zona franca per i post molto scorretti. una sorta di spilla da attaccarsi al petto, una versione di sinistra degli "asbos" laburisti. sono contrario sia agli uni che agli altri e la proposta non risolve il problema della responsabilità del provider. quindi no.

- chi propone un'espulsione deve farlo pubblicamente, con e-nome e e-cognome. no e ancora no. la responsabilità per l'avvio di una procedura di espulsione è della redazione, è lei che verifica se le motivazioni sono sensate e degne di essere poste all'attenzione dei kilombisti. questa proposta sposterebbe l'attenzione sul "denunciante", con la solita personalizzazione della polemica. quindi no.

6) Non mi resta che notare che, mentre Francesco Costa non si è ancora espresso, il liberale Supramonte è uno dei promotori del referendum, insieme a quel bolscevico di Korvo rosso. Mentre io sono contrario, oltre a dover dar ragione a quel ingozzatonache di Strayker. La e-cordata finisce quindi qui. Propongo quindi una cena di commemorazione.




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permalink | inviato da kamau il 12/7/2007 alle 20:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
SOCIETA'
1 giugno 2007
Il cittadino di Kilombo e Karletto Marx
Chi è cittadino e, soprattutto, di che cosa? E' questa la vera domanda che i Kilombisti sono chiamati a rispondere votando sì o no all'espulsione di Lucio.

1. Una comunità si definisce in base a chi sta dentro e chi sta fuori. Ma sono le figure liminali, quelle che sono ad un solo passo dall'oltrepassare il confine, quelle che sono più vicine a chi sta "di là", che a chi sta nel cuore del "di qua", che attirano la polemica come calamite, odio, antipatie e diffidenza. Sono accusati di intelligenza con il nemico, sospettati di essere dei cavalli di troia. Comunque non sono puri, ma sempre un po' bastardi, e quindi fuori posto. Eppure sono queste figure che delimitano i confini di kilombo, che fungono da membrana, proteggono i membri più interni della comunità e permettono una comunicazione con comunità diverse. Quando pensavamo a Kilombo eravamo ben coscienti dell'importanza di scegliersi i kilombisti liminali. La soprannominammo "la prova mastella". Poi venne Pieroni, e di mastella non ci fu più bisogno.

Eppure il blogger a rischio (si fa per dire) di espulsione è uno con la kefiah e con un nick che più di sinistra non si può. Lucio è la sinistra lavata con perlana. Perchè? Perchè le caratteristiche per ottenere cittadinanza kilombista sono due: una generica dichiarazione di appartenenza alla sinistra (e in questa dimensione Pieroni è liminale) e una forte apertura al dialogo con gli altri kilombisti. In questa dimensione, Lucio non è liminale. E' abbondantemente oltre. Ed è per questo che ritengo sacrosanta la sua espulsione.

2. Non tutti, però, sono daccordo. Al fronte che sostiene la necessità di preservare la natura dialogica di kilombo, se ne contrappone un'altro, più eterogeneo, ma accumunato dall'idea che la disponibilità al dialogo sia un elemento superfluo dell'identità del kilombista. Le alternative proposte dal fronte espulsione sono due: il kilombo vetrina, in cui al diritto di esprimersi liberamente non corrisponde il dovere di ascoltare, e il kilombo-partito, in cui il dialogo non serve perchè tutti la devono pensare allo stesso modo, perchè non si possono mettere insieme Nelson e Napoleone. Sono entrambe posizioni rispettabili, su cui, come ha notato Meslier, si discute fin dagli inizi.

Si badi bene, ho letto quasi tutti i post sulla vicenda e una buona parte dei commenti. Nessuno difende nei contenuti Lucio. Nessuno, nemmeno tra i suoi sostenitori, nega che Lucio abbia ripetutamente  violentato la carta che lui stesso sottoscrisse. Solo viene ritenuto un compagno che sbaglia, uno scemo del villaggio a cui si concede quello che agli altri non è permesso, un malato che aspetta solo di essere guarito. 

Il fronte del no si getta, quindi, a capofitto in una contraddizione: ammette che Lucio non ha rispettato le regole, però ci tiene a farlo rimanere. La soluzione sono due, come le proposte alternativa per kilombo. Una la indica, con molta lucidità, Korvorosso: bisogna cambiare la carta, ed eliminare quelle clausole che sanzionano chi non si accolla i doveri di kilombo. Liberi tutti, insomma. E dialogo tra sordi se va bene. Se va male l'ok corral. L'altra è quella che suggerisce la Valent, invitando il fronte del sì a fare i bagagli. Qui la replica, esaustiva, di Meslier.

3. La cosa paradossale è che la democrazia di kilombo è costruita, per fortuna, per proteggere le minoranze. E se bisogna avere una maggioranza dei due terzi per espellere un kilombista, altrettanto è richiesto per modificare la carta. La votazione in corso darà un'idea di quali sono le forze in campo.

Dopo aver risposto con una pernacchia all'invito di Dacia, mi pare che nessuno dei due fronti abbia i numeri necessari per imporsi. Si rischia lo stallo. Da qui nasce il mio augurio che alle ottime redattrici Ladytux e Samie si aggiungano due dialogatori come Jaco e Spartacus. E un dalemiano che, mentre si occupa del mondo, appresti segretamente e proditoriamente l'inciucio.

ps. Ringrazio i redattori che lasciano, con cui ho lavorato splendidamente per tre mesi, e a cui va tutta la mia solidarietà per le ingiuste accuse che si vedono ora rivolgere.





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permalink | inviato da kamau il 1/6/2007 alle 21:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
SOCIETA'
31 maggio 2007
La pistola fumante: il tenente Colombo e Karletto Marx
A breve il collettivo verrà chiamato ad esprimersi su una eventuale espulsione del blogger Lucio alias karletto marx. Il risultato è tutt'altro che scontato, perchè l'espulsione di un kilombista non può venire decisa da nessun'altro che dal collettivo.

Scrissi alla redazione perchè avviasse le procedure per la votazione, specificando bene le motivazioni per cui lo ritengo necessario. E siccome non sono stato il solo, la redazione ha fatto bene ad avviarle: una decisione obbligata, non una decisione politica. La ringrazio qui per aver rispettato, nella lettera e nello spirito, la Carta di Kilombo. Ora la palla torna a noi, e noi, dopo una doverosa e approfondita discussione, decideremo.

Ritengo, come Supramonte e ilCogito, che Lucio si sia posto fuori da Kilombo, violandone le regole persistentemente, oltre ogni limite che io ritengo tollerabile. In giro per i blog, alcuni chiedono di vedere la pistola fumante. Le prove che spieghino e giustifichino una simile, gravissima e tristissima, decisione. In realtà basterebbe leggersi il suo blog. Qui, però, vorrei mettere in evidenza quello che più mi ha colpito e spinto a prendere l'iniziativa.

Lucio si è posto al di fuori di Kilombo non solo perchè insulta ripetutamente tutti i kilombisti che non siano daccordo con lui, in violazione dagli articoli 9 e 10 della carta: qui solo l'ultimo degli esempi, senza contare i commenti sui post propri e altrui che ormai lo rendono indistinguibile da un troll.  E nemmeno per le dichiarazioni di stampo sessista, in violazione dall'articolo 10.

Il motivo per cui ritengo impossibile "ricucire", come si augurerebbe Korvorosso, con Lucio è che programmaticamente e sistematicamente rifiuta ogni tipo di dialogo con chi è discorde con lui. Alla critica risponde con l'insulto, non perchè è maleducato, ma perchè crede che "non potra mai esserci dialogo tra sinistra radicale, almeno quella vera, e sinistra riformista, cioè quella pseudo". I riformisti infatti "sono [più] talpe, alcuni topi di fogna, vivono tra fango e merda".

Ognuno è libero di pensarlo a casa propria, ma non su Kilombo, che fa del dialogo la sua essenza, come ha magistralmente spiegato Meslier. Lucio ritiene che non sia possibile confrontarsi in modo aperto ed onesto con le "altre sinistre". Gli altri non hanno la dignità di interlocutori. Cosa ci fa in Kilombo? Lucio, che ci fai in Kilombo?

Io sono stanco di vedere sputare sulla Carta che ho sottoscritto, insieme a tutti i kilombisti, ogni benedetto giorno. Ed è per questo che mi auguro vivamente che il collettivo decide di espellerlo.






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POLITICA
28 maggio 2007
Noi, pacifinti
Dicamocelo chiaro e tondo: il problema non è qualche blogger aspirante terrorista. il problema siamo noi, noi kilombisti, noi di sinistra, radicali e riformisti, che non abbiamo risolto il nostro ambiguo rapporto con la violenza.

a destra ce l'hanno facile. i conservatori fanno risalire la legittimità della violenza al soggetto che la esercita: la violenza dello stato è la sola legittima, il resto è criminalità. i cristiani legittimano la violenza in base alle contingenze. legittimano la violenza che previene altra violenza, ma già qui si ingarbugliano nel sottile filo rosso che divide guerre giuste e guerre preventive.
a sinistra, è il fine a giustificare la violenza. il mondo nuovo, il sole dell'avvenire. a sinistra, più a sinistra si va, la violenza perde i colori della triste necessità e inevitabilità, smette di essere una cosa brutta da evitare, limitare, prevenire.

la violenza diviene l'autostrada per l'emancipazione, il mezzo con cui gli schiavi si liberano e diventano signori. la violenza è rivoluzionaria e la sinistra è, per definizione, rivoluzionaria. la violenza non è un metodo fra i tanti, non è nemmeno il modo migliore. la violenza in sè, uccidere rischiando o, addirittura assicurandosi di venire uccisi, è il modo con cui i diseredati della terra
riacquistano dignità, diventano uomini liberi da tutto, ma soprattutto dalla paura.

a sinistra non riusciamo a venire patti con questa infatuazione per la violenza. andiamo alla perugia assisi con la maglietta di che guevara. sosteniamo la legittimità dell'assassinio politico, da mazzini ad arafat. ci immedesimiamo in nadia lioce. siamo, insomma, un po' tutti dei gabbiani ipotetici. la contraddizione è lampante persino nel nome che abbiamo dato al nostro aggregatore: kilombo, comunità di guerrieri, mica di monaci buddhisti. si annida, persino, nella nostra repubblica, la cui costituzione ripudia la guerra, ma che è stata costruita sul mito fondativo della resistenza armata. per i nostri ideali, uguaglianza, libertà e fratellanza, le teste sono rotolate, dalla ghigliottina nel terrore.

e noi non riusciamo più a vedere la differenza tra un partigiano e un brigatista. non vogliono entrambi, in fin dei conti, un mondo migliore, un'italia migliore? mentre vediamo benissimo la differenza tra ammazzare un fascista e un bambino, un imprenditore e un clandestino. a sinistra ci teniamo tanto alla giustizia che ci preoccupiamo di farla noi, dall'emanazione della sentenza all'esecuzione della condanna.

è per questo, che quest'inno alla violenza ci sta benissimo all'interno di kilombo: è la nostra brutta faccia, è la nostra cattiva coscienza. la valent, che se ne renda conto o meno, mette il dito nella piaga, ci rimestola con piacere e perseveranza.

noi, stupidi, ci anestetizziamo gridando queruli contro bagatelle come una mezza censura redazionale. ci dividiamo tra bande. e sfuggiamo a rispondere alle domande che contano veramente.


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