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the fly

Little Fly,
Thy summer's play
My thoughtless hand
Has brushed away.

Am not I
A fly like thee?
Or art not thou
A man like me?

For I dance
And drink and sing,
Till some blind hand
Shall brush my wing.

If thought is life
And strength and breath,
And the want
Of thought is death,

Then am I
A happy fly,
If I live
Or if I die.

william blake

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"La sinistra, e in particolare quella
massimalista,
propone di rendere
uguali il figlio del professionista
e il figlio dell'operaio"
(Berlusconi, 3 Aprile 2006)


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ECONOMIA
22 luglio 2007
Il bilancio in pareggio uccide
e mi toglie pure il sonno.

Mr. Blair avrà pure rovesciato vagonate di sterline sui servizi sanitari e sociali nazionali, ma nel profondo sud londinese non se ne è profumato nemmeno un penny. Anzi, qui si rattoppano i gomiti, si tagliano gli orli lisi, si rivolta la giacca. E' bracconaggio allo spreco; i fondi sono contati al centesimo; misurati al millimetro; se prendi un oncia ai fianchi, nelle braghe non ci entri più.

Così può succedere che uno venga mandato in una bella struttura che è ancora pimpante. Gli danno una bella cameretta al secondo piano, un assegno di mantenimento e un biglietto di buona fortuna. Può succedere che anche per questo qualcuno passino gli anni, le scale si fanno ogni giorno più scoscese, il passo più incerto. Può succedere, perfino, che chi in quella bella struttura ci lavora, se ne accorga, del problema, organizzi riunioni, raduni esperti e chieda a gran voce di trasferire il nostro qualcuno in un posto più adeguato. Succede anche che i servizi sociali suggeriscano, per tutta risposta, di mandarlo ad un corso di ginnastica: 75 anni, osteoporosi, a fare ginnastica (sic).

Ma, si sa, adoriamo tutti un unico dio: il bilancio in pareggio; e un letto in geriatria è una bestemmia.

Così succede che una sera, il nostro anziano disabile arrivi all'ultimo maledetto scalino e proprio non ce la faccia. Ansima, si appende al corrimano, decide di sedersi. Ma è grasso, e la chiappa sinistra sul gradino non ci sta. Traditrice lo sbilancia.

Lui si fa 24 scalini a capriole. Io oggi ho acceso una candela alla Madonna.

SOCIETA'
9 luglio 2007
La nuova frontiera del politicamente corretto
La Ditta mi ha prontamente spedito al corso "Gestire la Diversità". Una volta lo chiamavano "Uguali Opportunità", ma pare che questa espressione non vada poi così bene. Di fatto penso si trattasse di un corso di recupero per dipendenti politicamente scorretti. La cosa più interessante che ho imparato è stato che l'espressione "brain storming" è "out", perchè offende la sensibilità degli epilettici. Per il resto non penso di aver ottenuto i risultati che il mio capo si augurava.

Ecco infatti le mie riflessioni post-formazione:


In principio erano gli spastici, poi sono venuti gli handicappati, i disabili e i diversabili. Qui ora si dice "persons with learning disabilities". Ma siamo in attesa della prossima evoluzione lessicale. Il progresso del linguaggio verso un mondo più giusto, uguale, bello e libero è inarrestabile. Peccato che la realtà arranchi sempre dietro.

Anzi, la realtà riacciuffa sempre il linguaggio, se ne riappropria, ne riporta le immaginifiche evoluzioni alla realtà dei fatti. Il termine spastico non è spregiativo in sè. Lo è spasticismo è un dato di fatto, è una cosa vera, che esiste ed è sotto gli occhi di tutti. Spastico diventa spregiativo nel momento in cui chi lo pronuncia rende molto chiara la sua opinione sull'essere spastico. Gli inventori di linguaggio possono allora escogitare mille altre espressioni, possono limare parole e concetti a piacimento e imporre un nuovo paradigma lessicale. Il nuovo significante, diventato mainstream, viene immancabilmente ricondotto al suo significato e storpiato in uno spregiativo.

E già i bambini si insultano a vicenda dicendosi: "ma che sei disabile (=handicap=spastico=mongoloide)?"

Che serve questa fatica di sisifo, se non a riscrivere i libri di testo. Tanto vale appuntarsi l'insulto al petto, usarlo, farne una questione di identità. "Sono uno spastico e sono orgoglioso di esserlo, fanculo!". Il politicamente corretto è cosmesi della realtà, e per questo ingannevole, fuorviante, inutile. Noi la realtà la vogliamo brutta com'è, perchè come diceva perfino sun tzu, il nemico bisogna conoscerlo bene per vincerlo.



DIARI
22 giugno 2007
Handicap e Rivoluzione
L'ambizione di cambiare il mondo io l'ho sempre avuta. Non che il mondo non mi piaccia. Di solito, anzi, mi ci trovo benone. Mi piace perdermi nei boschi, ubriacarmi allo swan, sdraiarmi nell'erba alta a guardare le nuvole (chè qui ce ne sono tante), bere la ginger beer in cortile, scroccare la cena a davide, e il 333.

Poi, certo, ci sono i giorni che no, quando la mattina lei, sì proprio lei, me la fa sulla sedia, e dopo centro un pilone con la macchina aziendale e poi mi porto a casa le chiavi del lavoro e devo farmi un'ora di treno per riportarle e un'ora per tornare a casa. Ecco quelli no. Ma per fortuna sono rari e capitano solo d'estate.

Non mi fregava molto di salvare il panda dall'estinzione. O la chiesa di San Frediano da restaurare. Io, invece, ho sempre voluto fare le cose sul serio. Puntavo ai rapporti umani, alle relazioni sociali. Ai valori, agli incentivi e ai vincoli degli esseri umani. Insomma, la rivoluzione. Perchè se sotto casa mia, l'altro giorno, si sono accoltellati due ed era successo pure ad aprile e si ammazzano tra ragazzine, tra ragazzini, sulla pista da pattinaggio e pure ripresi dalle groupies con il videofonino, qualcosa che non va ci dovrà pur essere. 

A fare le rivoluzioni ci hanno provato in tanti. Si è finiti ad affidare la libertà ai gulag, che non se la sono fatta scappare, e la giustizia alla ghigliottina, che, notoriamente, non guarda in faccia a nessuno. In attesa di escogitare un piano coi fiocchi, mi metto seduto di lato. E mi inforco gli occhiali dell'autistico, del down, dello spastico. Per una volta, una sola per carità, smetto di sudare e imprecare per adeguarli al mondo, per incastrarli nella società dei vincenti e mi metto a plasmarmi io per adeguarmi a loro, i marginali e gli strani, diciamolo pure, gli handicappati.

Ecco, per i prossimi sei mesi questo è il mio programma, rivoluzionario: stravolgere i miei paradigmi, invertire le mie priorità, rallentare i miei ritmi, andare dal dottore più spesso, guardare cartoni animati e bere il tè fino alla sua fottutissima ultima goccia.

Ah, e smettere di leggere marx.


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permalink | inviato da kamau il 22/6/2007 alle 22:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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